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L'Atlante delle imposte

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L'Eldorado fiscale per le imprese?

Il Montenegro, verrebbe da dire, spulciando la classifica di Kpmg. Il piccolo

Paese dell'ex Jugoslavia vanta un'aliquota nominale del 9% appena, record

assoluto a livello mondiale. Al secondo posto sale invece sul podio un gruppo

nutrito di Paesi: le vicine Bosnia e Erzegovina, la Macedonia, ma anche

Bulgaria, Gibilterra, Paraguay e Qatar. Uniti da un'imposta di base sui redditi

delle società al 10 per cento. La medaglia di bronzo va poi a Macao e all'Oman,

con un'aliquota al 10 per cento.

In un mondo che abbassa le imposte sugli utili Cipro è invece uno dei pochi

(nove) Paesi che nuotano controcorrente. Lo scorso anno nel pacchetto di

soccorso alle sue banche Nicosia ha dovuto ridimensionare il gioiello di

famiglia: la tassazione nominale per le imprese al 10%, fino a quel momento il

livello più basso della Ue. Oggi il Paese è scivolato al quarto posto, insieme

al Liechtenstein e all'Irlanda. Dublino è riuscita a difendere con le unghie e

con i denti di fronte alla troika la tassazione al 12,5%, volàno per la ripresa

e la competività.

Dall'altro lato della medaglia sono gli Emirati Arabi il Paese dove il fisco

morde di più, con un'aliquota nominale sulle imprese del 55 per cento. Seguono,

a sorpresa, gli Stati Uniti con un'imposta di base al 40%, anche se, precisa

Domenico Busetto, partner di Kpmg, «la possibilità che l'amministrazione offre

di differire nel tempo il pagamento delle imposte porta a una riduzione del

carico effettivo».

Il paradiso dello shopping è invece Aruba. L'«isola felice», avamposto olandese

nel Mar dei Caraibi, vanta il primato dell'Iva più bassa del mondo: l'1,5%

appena. Solo a distanza seguono le altre oasi del fisco, come Jersey, l'altra

genmma dei Caraibi St Maarten, Taiwan, lo Yemen e la Nigeria. Tutte con

un'imposta sui consumi al 5 per cento. Nella top 10 tra i Paesi europei figura

solo la Svizzera, con un'aliquota all'8% che le dà diritto all'ottavo posto.

Sul lato opposto della medaglia primeggia invece l'Ungheria, che impone un'Iva

al 27%, il record a livello mondiale. Segue, a un soffio, l'Islanda, che sta

cercando di lasciarsi alle spalle i ricordi del default del 2008. Al terzo

posto i Paesi scandinavi.

Portogallo, Grecia e Irlanda, accomunati dai piani di salvataggio (presenti e

passati) di Ue e Fondo monetario internazionale, sono uniti anche da

un'aliquota del 23%, al quinto posto a livello mondiale. Tra i big europei

l'Italia, che ha aumentato l'Iva al 22%, è salita dal settimo al sesto posto,

insieme a Slovenia e Uruguay. La Francia è ottava con la Gran Bretagna, mentre

la Germania (con un'aliquota al 19%) condivide, almeno per una volta, il suo

destino con Cipro

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